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Accudimento invertito: quando la figlia diventa madre di sua madre

A cura della Dott.ssa Serena Russini

Una situazione spesso riscontrabile oggi nella pratica clinica è quella rappresentata da adolescenti e giovani donne, che ad un certo punto della loro storia personale e familiare, compiono quello che possiamo definire un salto indietro generazionale andando ad occupare il ruolo di compagne/amiche/madri delle loro madri, spesso in seguito o in relazione ad un momento di profonda difficoltà familiare o ad eventi molto spiacevoli che il genitore si trova a dover affrontare, come separazioni, tradimenti, violenza intrafamiliare o lutti.

Questo tipo di fenomeno non è però nuovo nella nostra società. Già ascoltando le storie delle generazioni passate possiamo riscontrare situazioni simili in momenti di grande sofferenza familiare: giovani donne che perdevano per morte un genitore e si prendevano la responsabilità di gestire la famiglia accanto al genitore rimasto solo, che spesso nel caso del padre poteva essere a sua volta lontano per lavoro o per guerra, accudendo fratelli e sorelle fino al momento di sposarsi e lasciare la gestione della casa alla sorella più grande rimasta. Giovani donne, come abbiamo detto, ma spesso adolescenti e persino bambine, che per necessità diventavano fedele braccio destro del genitore solo, andando ad occupare un posto nella generazione precedente rimasto tristemente vuoto.

Oggi tale evenienza si è fatta per fortuna più rara e quello a cui assistiamo è invece un salto generazionale non più "al posto di" un genitore deceduto ma accanto al genitore con il quale si convive, più spesso la madre, rimasta sola per molti possibili motivi e alla contamporanea presenza-assenza dell'altro genitore, esistente ma emotivamente o fisicamente distante dalla "coppia" madre-figlia.

In tale configurazione familiare si può assistere al rovesciamento delle funzioni di protezione e accudimento tra la figlia adolescente e la madre. Questo fenomeno rientra nel più ampio spettro dell'accudimento invertito ma assume un interesse particolare per l'importanza del rapporto madre-figlia nella definizione dell'identità femminile durante la delicata fase di sviluppo dell'adolescenza: in queste situazioni la figlia infatti "abbandona" i propri compiti evolutivi di adolescente-donna in definizione, trovandosi bloccata in una dimensione pseudo-adulta, nella quale assolve a ruoli e funzioni adulte nei confronti della madre ma con strumenti e configurazioni mentali spesso ancora infantili, rispetto alla relazione con l'altro e al senso di identità del sé.

La problematicità di questa configurazione, d'altra parte, non è nella possibilità che in alcuni momenti di difficoltà una figlia si prenda cura momentaneamente della propria madre, la sostenga e la aiuti, ma quando questo tipo di relazione invertita diviene rigida e si struttura in un rapporto in cui la figlia accudisce stabilmente la madre e non è più in grado di farsi accudire da lei, identificando il suo ruolo primario non più in quello di figlia ma in quello di amica/madre della madre.

L'iper-responsabilizzazione che caratterizza queste giovani, infatti, si rintraccia non solo nella vita domestica e nella relazione con la madre ma spesso anche al di fuori di casa; così queste ragazze-madri, spesso molto diligenti ed impegnate anche nel loro percorso scolastico, nelle attività sportive o ricreative, non destano particolare attenzione o preoccupazione da parte di insegnanti ed educatori ma manifestano invece il loro disagio nella relazione con i coetanei, nella creazione di relazioni affettive soddisfacienti, nella capacità di divertirsi e in tutte quelle attività che riguardano in special modo la vita di un'adolescente.

Sono ragazze "anziane", spesso con un modo inflessibile di pensare, di ragionare sulla vita, con idee molto rigide e definite sulla figura dell'uomo, sulle relazioni, sull'amore, sull'amicizia... in un'esasperazione preoccupante del pensiero polarizzato (bene/male), tutto o nulla, tipico dell'adolescente ma che in queste ragazze sembra non poter accogliere la contraddizione, l'ambivalenza, il cambiamento. Sono ragazze che spesso vengono percepite dai coetanei come "pesanti", proprio perchè sembrano aver perduto la leggerezza, la creatività e la flessibilità.

Ed è proprio questo generale senso di pesantezza che ad un certo punto porta loro o le loro madri a chiedere aiuto.

Se la richiesta viene dalla madre, spesso il disagio relazionale viene descritto come una forma di morbosità ed attaccamento eccessivo che il genitore percepisce da parte della figlia nei suoi confronti con gelosia e scatti d'ira in relazione a tutte le nuove persone con la quale la madre, superato il periodo di crisi, intreccia relazioni di amicizia o amore. La madre riporta inoltre, contemporaneamente a questo, una preoccupazione rispetto alla vita affettiva e relazionale della ragazza, che appare sola e disinteressata alle attività dei coetanei. Dal punto di vista della figlia emerge, invece, da una parte un vissuto di tradimento e rabbia nei confronti della figuara materna, che riprendendo in mano la propria vita minaccia il suo potere e le attenzioni particolari ricevute finora, e dall'altra tende a minimizzare le proprie difficoltà relazionali con i coetanei, considerati genericamente "immaturi" e poco interessanti. La possibilità di perdere lo status di mamma/amica esclusiva della madre può creare grande sofferenza per ciò che si è perso come figlia adolescente e confusione sul proprio ruolo e sulla propria identità familiare.

Contrariamente, quando la richiesta di aiuto viene dell'adolescente, il disagio non è quasi mai associato alla relazione con la madre ma viene riportato un generale senso di pesantezza, che si concretizza nella difficoltà di tenere in piedi tutte le attività scolastiche e/o domestiche di cui si occupa. In questo caso spesso la madre non è consapevole della grande richiesta di responsabilità e sostegno che chiede alla figlia, mentre apparte molto chiaro il forte legame emotivo presente tra le due e che entrambe intendono preservare così com'è.

Aiutare queste ragazze è un obiettivo abbastanza complesso per le molteplici variabili emotive e relazionali che abbiamo visto.

Il motivo principale di difficoltà nel percorso psicologico è sicuramente la forte resistenza di queste ragazze a fare un passo indietro, di accettare di dover tornare nel loro ruolo generazionale. Nonostante la complessità delle diverse situazioni, nei colloqui emerge infatti da un parte il desiderio, direi quasi la necessità, della figlia di riprendere il proprio ruolo in famiglia e l'attrazione per tutto ciò che riguarda la propria età anagrafica e dall'altra una profonda ambivalenza nei confronti della madre, determinata dal senso di colpa che questo porta con sè. Spesso, infatti, tale resistenza è accompagnata dalla percezione/convinzione della figlia di avere una madre debole, fragile, che non ce la fa da sola e che ha bisogno di lei.

La riorganizzazione dei ruoli porta con sè, quindi, anche una perdita di potere da parte della figlia e delle attenzioni "da grande" ricevute dalla madre, che se da una parte appesantiscono e possono bloccare il suo percorso di sviluppo, dall'altra regalano la percezione di essere già adulte senza la difficoltà che si può vivere nel confronto con il coetaneo, nella creazione di relazioni significative con persone estranee al contesto "protetto" della famiglia e al rapporto madre-figlia.

E' a questo punto che l'intervento della madre e il suo coinvolgimento in tutto il percorso diventa preziosissimo e fondamentale, da una parte per restituire alla madre potere, responsabilità e autodeterminazione e dall'altra per aiutare la ragazza a vederne la forza, la capacità di fare e di prendersi curà di sè e della figlia. In alcuni casi, accanto ad un intervento familiare è consigliabile dare alla madre uno spazio di riflessione e sostegno per sé, per accompagnarla nel riscoprire le proprie forze e risorse anche in situazioni particolarmente difficili.

Nonostante la complessità e la fatica, credo che la cosa più importante da trasmettere a queste madre e a queste figlie, così fortemente legate dall'amore reciproco e dalle difficoltà della vita, sia che attraverso la ridefinizione dei reciproci ruoli naturali il loro legame può trasformarsi da unico in autentico, perchè permette ad ognuna di portare se stessa nella relazione, nel rispetto del proprio ruolo e delle proprie funzioni senza la costante minaccia che l'Altro-il Terzo (compagno o amica della madre, fidanzato o amica della figlia, ecc.) possa distruggere o affievolire la forza di questo legame.


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