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Genitorialità e sviluppo: la relazione come bisogno primario

Attraverso la genitorialità genitori e figli co-costruiscono e condividono significati che vanno poi a costituire un sistema inconscio affettivo che contribuisce alla formazione dell'identità. La funzione genitoriale, in definitiva, non è altro che la struttura organizzativa attraverso la quale il bambino costruirà un proprio mondo rappresentazionale (Simonelli, 2006). L’interiorizzazione e i vissuti relativi all’esperienza di cura e quindi all’esperienza della genitorialità, cominciano a strutturarsi in una fase precocissima della storia soggettiva, una fase pre-verbale che, in quanto tale, trova come proprio organizzatore e contenitore solo ed esclusivamente il corpo e le emozioni registrate nel corpo stesso.

Il corpo, primordiale sede di registrazione dell’esperienza soggettiva legata all’esperienza di cura, incamera e lentamente elabora dati emotivi nel corso delle primissime interazioni con il mondo esterno. I contributi della psicologia dell'età evolutiva mostrano come, fin dai primi istanti di vita, il bambino possieda un'innata predisposizione sociale, così come l'adulto è in grado di sintonizzarsi sui bisogni e gli affetti del neonato (Stern, 1985) e di creare con esso una relazione di cura basata sulla formazione di un legame di attaccamento. Bowlby conferì un ruolo primario alle relazioni reali del bambino con la madre: l’esperienza quotidiana che il feto prima ed il neonato poi fa con la madre sin dalle primissime fasi dello sviluppo impostano la futura personalità dell’individuo. I primi legami di attaccamento sono progressivamente interiorizzati e le esperienze successive strutturate e interpretate nel contesto di rappresentazioni intrapsichiche ormai costituite di sé e degli altri. Winnicott afferma che, all’inizio della vita, ognuno esiste solo in quanto parte di una relazione e, le sue possibilità di vivere e svilupparsi, dipendono totalmente dal soddisfacimento del bisogno primario di attaccamento e appartenenza ad un Altro (madre/caregiver) che si prenda cura di lui e gli dia il senso di sicurezza e intimità che sono basilari per la crescita (Winnicott, 1974). Sarà proprio in rapporto alla qualità affettiva di tale relazione primaria, da quanto la figura di attaccamento sarà disponibile, protettiva, affidabile, costante e capace di un contatto caldo e rassicurante, che dipenderà lo sviluppo sano del suo Sé. È quindi evidente come le interazioni tra madre e bambino nei primi anni di vita sono possibili in quanto, immediatamente dopo la nascita, è già presente nel bambino una forma e una capacità di rapportarsi all'altro, ancor prima che egli sia capace di comunicazione verbale e di elaborazioni simboliche. Si tratta di una forma di intersoggettività primaria, definita da Trevarthen come una competenza le cui basi sono geneticamente determinate, che si esprime nel bambino in molti modi ed è testimoniata dalla capacità del neonato di imitazione precoce (Trevarthen, 1997).

Il neonato nasce, dunque, competente e con un’innata predisposizione a fare esperienze affettive. Inoltre, “nel momento in cui la madre vede il bambino per la prima volta ed entra in contatto con lui, ha inizio la potenzialità di un processo attraverso il quale si stabilisce il Sé di una persona” (Kohut, 1982), è importante che l’ambiente sia facilitante e sintonico affinché l'esperienza soggettiva del bambino con l'altro e con il mondo divenga una forma di organizzazione stabile pur nella sua evoluzione. Stern ha evidenziato che il bambino è attivo nella relazione fin dalla nascita, rivelandosi in grado di stimolare interazioni, di parteciparvi e di rispondere (Stern, 1985). Il caregiver ha il delicato compito di fungere da Io ausiliario del bambino (Winnicott, 1987): è colui che deve aiutarlo ad ampliare e connettere le varie esperienze, da quelle sensoriali a quelle emozionali, fornendo al bambino un ambiente di contenimento, una base sicura (Bowlby, 1969) e un oggetto costante (M. Mahler, 1970) tale che, il bambino senta assicurata la propria continuità di essere e di esistere (Winnicott, 1971). Ciò potrà avvenire attraverso lo sviluppo di una sintonizzazione affettiva (attunement), che rende possibile una forma di imitazione e la condivisione degli stati affettivi interni (Stern, 1989). Per sintonizzazione affettiva si intende quella "realizzazione di condotte che esprimono la qualità corrispondente al sentimento di condivisione di uno stato affettivo, senza che ci sia imitazione dell'espressione comportamentale esatta dello stato interno" (Stern, 1989a). Ripetuti comportamenti di sintonizzazione consentono al bambino di riconoscere che gli stati d'animo interni sono esperienze affettive condivisibili, comuni a sé ed agli altri. Lo sviluppo del mondo rappresentazionale del bambino e delle sue capacità meta cognitive si sviluppa, infatti, a partire dalla qualità della relazione madre-bambino in riferimento ai fattori che rendono possibile il costituirsi di un attaccamento sicuro e della capacità di rispondere in modo sensibile e accurato (sensitive responsiveness), da parte del genitore, ai bisogni di vicinanza, protezione e contatto del bambino.

Al fine di una “buona relazione” si aggiunge poi la capacità della madre e del padre di fornire un contenimento affettivo alle sensazioni ed alle emozioni, a volte soverchianti, del lattante. A tal proposito, Sander propone l'ipotesi secondo la quale il nucleo organizzante del Sé neonatale, in un neonato il cui Sistema Nervoso Centrale è ancora in pieno sviluppo, sia da rintracciare nel sistema diadico madre-bambino, organizzato su comportamenti di regolazione reciproca che gradualmente, con una partecipazione del bambino sempre crescente, permettono la nascita di funzioni autoregolative. In altre parole, l'organizzazione diadica madre-bambino precede e dà origine a quell'insieme di comportamenti, sensazioni, aspettative e significati che costituiscono il Sé del neonato. Il progressivo sviluppo dell'autoregolazione influenza successivamente l'adattamento, l'esperienza ed il comportamento sociale del bambino. Secondo l'ottica di Sander il bambino, e le figure di accudimento che lo circondano, costituiscono un sistema vivente caratterizzato da un reciproco ed ininterrotto flusso di scambi. Stern ha descritto l'emergenza e lo sviluppo normale del senso di Sé del bambino quale principio organizzatore dell'esperienza, ipotizzando che fin dallo stato intrauterino, esista nell'essere umano una forma di senso di Sé e dell'altro preverbale, un'organizzazione in via di formazione, alla ricerca di stimolazioni sensoriali, tale da giustificare l'ipotesi di una spinta motivazionale organizzata, in cui la componente affettiva appare inscindibile da quella percettiva e cognitiva. L'attenta osservazione della costituzione delle interazioni e dei dialoghi sociali tra madre e bambino nei primi nove mesi di vita ha dimostrato che il comportamento della madre trascende, in genere, la semplice imitazione e ripropone, invece, una forma di corrispondenza riferita allo stato interno dell'individuo, inferito o direttamente appreso. Le osservazioni effettuate da Beebe e Lachmann (2003) che analizzano le interazioni faccia-a-faccia di bambini di pochi mesi con le loro madri, dimostrano che sia la madre che il bambino modificano inconsapevolmente la durata dei propri comportamenti o delle pause per instaurare un "ritmo condiviso", descritto da Stern come una sorta di danza interattiva. E' assai probabile che la reciprocità riscontrata nelle interazioni permetta la trasmissione delle emozioni e la percezione degli stati emotivi altrui. Il bambino sembra così poter ricreare dentro di sé lo stato interno della madre e partecipare al suo stato soggettivo, acquisendo precoci rappresentazioni di esperienze di sincronizzazione che daranno origine a future rappresentazioni simboliche di Sé, dell'altro e di "Sé con l'altro". Il nucleo affettivo biologicamente organizzato del bambino comincia quindi a funzionare già prima della nascita, all'interno della relazione con la figura d'accudimento, che nasce e si sviluppa durante i nove mesi di gestazione, e risulta influenzata dalla disponibilità emotiva di quest'ultima, in conseguenza della quale il bambino può mantenere un senso di sicurezza e di efficacia nell'espressione di interessi, curiosità e desideri di esplorazione e si dimostra in grado di padroneggiare le esperienze. L’essere genitori si identifica, quindi, con l’instaurarsi di un legame affettivo tra “care-givers” e bambino, e non come solo atto generativo, che nasce durante la gravidanza, per poi svilupparsi, nelle fasi successive, in un’esperienza relazionale profonda che influenza l’ulteriore sviluppo.

Beebe B., Lachmann F. (1992) The Contribution of Mother-Infant Mutual Influence to the Origins of Self and Object Representations.

Bowlby J. (1969) Attaccamento e Perdita. Vol. 1: L'attaccamento alla madre. Tr. it

Boringhieri, Torino 1972

Fosshage J.L. (1992) Self Psychology. The Self and Its Vicessitudes Within a Relational Kohut H. (1982) La ricerca del Sé, Bollati Boringhieri, Torino.

Lichtenberg J.D. (1983) La psicoanalisi e l'osservazione del bambino. Astrolabio,Roma, 1988.

Sander L. (1980) Investigation of the infant and its caregiving environment as abiological system.

Simonelli A. (2006) La prospettiva rappresentativo-narrativa dell’attaccamento.

Stern D.N. (1985) Il mondo interpersonale del bambino.

Trevarthen C. (1990) Le emozioni nell'infanzia: regolatrici del controllo e delle relazioni interpersonali.

Winnicott D.W. (1965) Sviluppo affettivo e ambiente. Tr. it. Armando, Roma 1970.

Winnicott D.W. (1971) Gioco e realtà. Tr. it. Armando, Roma 1974


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