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Con Telemaco alla ricerca del Padre

A cura della Dott.ssa Serena Russini

Durante l'evoluzione della società abbiamo assistito alla definizione di diversi modelli di Padre: il padre padrone, classico degli anni '50 e '60, il padre periferico degli anni '70, il padre pallido degli anni '80, il padre materno, tipico degli anni '90. Ad essi sono stati fatti corrispondere diversi "tipi" di figli: il figlio edipico, il figlio anti-edipico, il figlio Narciso e infine il figlio Telemaco.

Sebbene fino a pochi anni fa il padre non veniva neppure considerato negli studi sullo sviluppo del bambino, tesi ad approfondire il legame duale madre-figlio e le diverse implicazioni connesse, in realtà la presenza di questi numerosi aggettivi, attribuiti di volta in volta da studiosi ed esperti delle dinamiche sociali, dimostrano che la ricerca del padre nella società e nelle famiglie è in corso da tempo e risponde ad un bisogno ancora attuale.

Questa ricerca deve però confrontarsi oggi con l'aumento della complessità sociale, nella quale risulta ormai improprio parlare di funzioni paterne e materne, per quanto riguarda le competenze genitoriali.

Se è vero che, forse per secoli, la donna è stata considerata la regina incontrastata del regno degli affetti e l'uomo il padrone della disciplina e della regola sociale, i cambiamenti nella composizione e nella storia delle famiglie odierne nonchè le necessità concrete, rendono queste definizioni degli stereotipi nei quali gli uomini e le donne contemporanei fanno fatica a rientrare, sebbene ne percepiscano ancora il peso e la pressione sociale.

Basti pensare che, nonostante le trasformazioni sociali abbiano formalmente equiparato le condizioni lavorative e i diritti di uomini e donne, ancora oggi è la donna a venire considerata "biologicamente" portata alla generatività mentre gli uomini faticano nelle aule di tribunale per ritagliarsi uno spazio dignitoso nella vita dei figli, allora comprendiamo come le singole persone e famiglie siano mutate più velocemente della società stessa, trovandosi a combattere quotidianamente contro stereotipi e idee preconcette proprie di un mondo che non c'è più ma che tarda ad accettarlo.

In questo contesto è quindi oggi forse più rispettoso per le famiglie provare a superare il concetto di ruolo paterno e materno e parlare piuttosto di funzioni di accudimento primario e funzioni di accompagnamento alla dimensione adulta nell'educazione e nello sviluppo del figlio.

Si potrebbe pensare che questo nuovo modo di intendere la competenza genitoriale sia un ennesimo attacco ad una figura già straziata ed ignorata come quella del Padre, ma in realtà credo che sia proprio attraverso tale cambiamento di prospettiva che si riconosca al padre la possibilità vera di esserci, di sentirsi responsabile nella crescita del bambino, aldilà dello stereotipo di genere che in passato gli imponeva di restare a guardare da lontano per evitare di finire tacciato di essere "materno".

La grande opportunità che abbiamo oggi è quella di poter considerare la Persona dietro al ruolo, restituendo così dignità alle sfumature di grigio (o di colore) che caratterizzano le nostre vite di comuni mortali, permettendo ai genitori di esprimere in modo più naturale le proprie capacità "materne" e "paterne" in una danza condivisa, spesso un twist scatenato, nel quale più che la singola competenza è fondamentale l'alleanza e la complicità dei ballerini nell'intento di contenere ed educare senza la paura costante di sbagliare.

Il padre non è il detentore della Legge, non sa quale sia il senso ultimo del mondo, cosa sia, in ultima istanza giusto e ingiusto, ma sa mostrare attraverso la testimonianza incarnata della sua esistenza che è possibile - è sempre ancora possibile - dare un senso a questo mondo, dare un senso al giusto e all'ingiusto. Il compito della testimonianza paterna è, infatti, quello di rendere possibile un senso del mondo. Ma è anche quello di trasmettere il desiderio da una generazione all'altra, di trasmettere il senso dell'avvenire; non tutto è già stato, non tutto è già stato visto, non tutto è già conosciuto. Ereditare non è solo ricevere un senso del mondo, ma è anche la possibilità di aprire nuovi sensi del mondo, nuovi mondi di senso. (Massimo Recalcati)

(Articolo che nasce dalle riflessioni avvenute nel corso del 47° Convegno di studio "Alla ricerca del padre in famiglia e in terapia")


Il ritorno di Ulisse (1968)


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